VEDI L’ARTICOLO PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO LA ROSA ROSSA
di STEFANO ANEDDA
CON piacere ho accettato di contribuire al dibattito e alla crescita culturale che ne consegue di questo quotidiano.
Il mio è un punto di vista sicuramente “nuovo”, “incontaminato”.
Il mio è il punto di vista di un “segretario-ragazzino”, come mi hanno definito, accompagnato da quel “èsprit” di giovinezza che legato alla politica di questi tempi diventa quasi un ossimoro.
L’aspetto anagrafico-generazionale mi ha fatto venire in mente, quasi per contrasto, un anziano signore di ottantacinque anni che assisteva affianco a me ad un comizio elettorale parecchi anni fa.
Mi ricorderò sempre le sue parole che con voce fiacca mi disse avvicinandosi al mio orecchio: “abbiamo bisogno di una speranza!”
Le sue ventisette scandite lettere mi avevano fatto riflettere. Avevo capito che le persone che dovevano dare la speranza al mondo, eravamo proprio noi giovani.
E che avevamo il dovere di prendere le redini.
Dobbiamo perciò costruire questo nuovo sogno, perché altrimenti la politica morirà per sempre.
Dobbiamo costruirlo perché, lo sottolineo nuovamente, ne abbiamo il dovere.
Lasciare che gli altri decidano per noi, abbandonarci al più spinto “qualunquismo”, concludere che la politica “è tutta uguale”, è un modo ampiamente diffuso per lavarsene le mani di tutto, per auto-assolversi da ogni colpa, per non affrontare mai i problemi.
La politica non è tutta uguale però.
La mia elezione ne è una viva testimonianza. C’è chi ancora ha voglia di “cambiare il mondo”. C’è chi ancora ha voglia di “sognare” un mondo migliore. E per fare questo, non aspetta che il piatto venga servito da altri, che il miracolo accada da solo: inizia a scommettere su stesso, sulle proprie capacità, sulle proprie competenze, sul bagaglio culturale che si porta dietro, e le mette a disposizione della comunità.
Unitamente alla “voglia di sognare”, sono le idee che danno anima e vita ai partiti.
Ecco oggi cosa manca forse.
Ridurre i partiti a “macchine-prepara liste”, come ormai è diventato moda, è stata la maniera per scavarci da soli la fossa.
Servono le idee per avere Partiti con la “P” maiuscola.
Il rinnovamento vero, quello che serve, non deve puntare tanto sul ricambio anagrafico, quanto sulle nuove idee, su tutti quei valori, esigenze e punti di vista che le nuove generazioni hanno.
Il mondo è cambiato.
La politica è rimasta invece ancorata a vecchi schemi.
Qual è allora il modo per “risorgere”?
Anzitutto bisogna assumere a tutti i livelli quel approccio che è proprio dei giovani. Quel non essere “ex” di nulla è la virtù cardine che ci permette di evadere e andare oltre alle divisioni di corrente che ancora continuano a dilaniare il partito democratico. In secondo luogo bisogna (ri)scoprire gli aspetti più belli (e caratterizzanti) che fanno di noi diversi, e per certi versi diametralmente opposti, dalla cultura della destra: il tema della giustizia sociale, la difesa delle libertà individuali, la tutela dei diritti civili, la difesa della laicità dello Stato, lo spirito di solidarietà e di tolleranza, la centralità della cultura e dell’istruzione pubblica, l’innovazione compatibile con la difesa dell’ambiente etc.
La nostra politica può (e deve) ripartire da questo: visione “giovane” e un programma vero, con una netta demarcazione, in un tempo in cui tutto sembra uguale e c’è forte confusione, tra la politica di un centro-sinistra moderno, riformista ed europeo e la destra conservatrice.
Solo così sapremo dare ancora qualche speranza.
All’ottantacinquenne come al diciottenne.
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Da: Una speranza per ripartire « Stefano ANEDDA online su 9 aprile 2010
alle 13:45